Quali gli effetti sul sistema bancario della Brexit?

Maurizio Barnabè

Risponde:

Barnabé Maurizio
Direttore Generale
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO VALDOSTANA

 

Quali gli effetti sul sistema bancario della Brexit:

Il primo effetto per le Banche italiane è stato il crollo delle loro quotazioni il giorno dopo ed anche in quello seguente con perdite complessive attorno al 20%.

Uno scenario paventato nelle settimane successive da alcuni uffici studi è stato quello che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue potesse essere l’inizio della fine della stessa unione monetaria europea dando il via ad altre “exit” di altri paesi.

E’ chiaro che se ciò avvenisse, ma già il tempo passato non ci fa credere più di tanto a questa ipotesi, come Banche potremmo vivere una nuova tempesta finanziaria, anche peggiore, come quella avvenuta nel 2010 quando i titoli di stato italiani (e le banche italiane che di titoli di stato avevano ed hanno ancora in portafoglio di proprietà) erano al centro di un duro attacco speculativo sui mercati internazionali. La credibilità dello stato italiano è strettamente connessa alla credibilità del suo sistema bancario e finanziario a torno o a ragione.

E’ indubbio invece che la Brexit abbia raffreddato la voglia delle aziende clienti delle banche di investire, almeno finché non sarà chiaro quali saranno gli accordi raggiunti con l’Unione Europea post divorzio conclamato anche con una nuova “primo” ministro.

La svalutazione della sterlina ha effetti benefici in loco per gli investimenti ma negativi per l’acqusito merci dall’estro, compreso dal aprco fornitori i”italia”. Nel frattempo però, alcune aziende – comprese le filiali estere autonome o succursali di banche italiane – potrebbero decidere di spostare le loro operazioni altrove al fine di mantenere i vantaggi di operatività estera ma in area UE.

Le piazze finanziarie più appetibili per le Banche, oltre a Milano per le banche straniere ma sempre in perimetro UE, sono Francoforte, Dublino o Parigi Chi rimane invece, sia aziende clienti che banche, potrebbero essere costrette a tagliare posti di lavoro in Gran Bretagna per abbassare i costi limitando l’operatività delle filiali. Il problema principale riguarda l’andamento dei mercati azionari e, in particolare, dei titoli bancari, che continuano a soffrire sull’onda delle crisi delle banche italiane in difficoltà per patrimoni e capitale e NPL da smaltire. Se Brexit dovesse avere effetti prolungati sull’economia europea, a soffrirne sarebbero prima di tutto le nostre aziende clienti esportatrici e di riflesso, ma in misura minore, le marginalità delle attività bancarie connesse.

 

 

Quali sono gli impatti e gli effetti più evidenti della Riforma sulle BCC?

 

L’effetto più immediato è la creazione potenziale, con un’ unica Capogruppo con almeno  1 MLD€ di patrimonio, del terzo gruppo bancario italiano.

La riforma spinge anche sicuramente le oltre 300 BCC sul territorio italiano a fondersi  tra loro, ove possibile,  al fine di ridurre il numero delle controllate nonché le sovrapposizioni che oggi esistono su alcuni territori coperte da reti commerciali del tutto coincidenti.

Sicuramente il Gruppo creerà maggiore efficenza con alcune concentrazioni operative in Capogruppo e maggiore solidità patrimoniale grazie alle garanzie reciproche tra BCC e la Holding. i Costi di sistema dovrebbero ridursi per le sinergie che si svilupperanno sempre nell’auspicato rispetto delle  autonomie territoriali e di mutualità e cooperazione sui territori di riferimento; si troveranno tramite il Patto di Coesione , lo strumento che regolerà  il legame tra la bcc e la capogruppo, regole comuni ed univoche in termini di gestione del  rischio e dei  controlli sull’operatività oltreché di copertura di capitale ove necessario anche con attrazione di investitori esterni sulla partecipazione nella capogruppo che come SPA potrà rivolgersi al mercato. In sintesi quindi, oltre ad un rafforzamento patrimoniale complessivo utile ad afforntare i rischi il contratto di coesione attribuirà alla Capogruppo poteri di direzione e coordinamento sulle BCC proporzionati alla rischiosità delle stesse nell’ambito dello sviluppo di una unica strategia declinata nei vari territori.

 

 

Secondo Lei, il digitale è la chiave per il rilancio del sistema bancario?

 

Il digitale è sicuramente l’innesco di un processo di cambiamento ancora più profondo nel modo di fare banca.

La fisicità della banca, per realtà anche come la nostra BCC,  deve trasformarsi, per la clientel,a  in un luogo di incontro piacevole, serio e professionale sempre più rivolto alla consulenza specialistica tanto in tema di credito che nella gestione dei risparmi e delle esigenze e dei bisogni assicurativi, oggi per il proprio domani.

Il Digitale è un mezzo e non un fine per indirizzare il cliente ad usufruire di servizi e di prodotti nel modo più comodo e meno dispendioso per lo stesso per poi ritrovare in banca, anche magari tramite un sistema digitale, o comunque multicanale, la vera competenza e la vera professionalità di chi fa il nostro lavoro. Il vero rilancio del sistema bancario, soprattutto quello italiano, è quello di ritrovare la fiducia dei nostri clienti, facendo “banca sana” anche  tramite il digitale. Il problema quindi è molto più profondo rispetto ai modelli distributivi e/o alle piattaforme utilizzate  che applichiamo: dobbiamo ritrovare noi per primi,e far ritrovare alla nostra clientela, la bellezza,l’importanza e la serietà di far banca nel gestire e proteggere i risparmi di chi ce li affida senza tradirne la fiducia  e ancor di più finanziare ove è opportuno finanziare, secondo meriti creditizi, che proteggono non solo il sistema ma anche chi è titolare dell’iniziativa.

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