In quali processi bancari possono inserirsi le innovazioni portate dalle startup Fintech?

Intervista a Paolo Sironi, IBM Fintech Thought Leader e Autore del bestseller “Fintech Innovation

 

D: In quali processi bancari possono inserirsi le innovazioni portate dalle startup Fintech?

R: L’innovazione deve riguardare tutti i processi. Uno dei temi cavalcati dal mondo fintech negli ultimi 4/5 anni è quello dell’unbundling dei servizi bancari, avallando il concetto di breaking banks. Lo stesso concetto è stato però ribaltato dalla consapevolezza che collaborare sulla piattaforma bancaria sia forse più opportuno che competere uno a uno. Le banche sono infatti oggi già frammentate con aggravio gestionale per i clienti finali, poiché se voglio accendere un mutuo devo recarmi dal Responsabile Mutui, se voglio invece comprare un fondo, devo andare dal Wealth Manager così via.

Per consentire quindi al proprio cliente, in un unico momento, ad esempio di investire, di occuparsi dell’intergrazione pensionistica, di fare lending e borrowing ecc., l’industria bancaria dovrà passare dall’essere Product Centric a Client Centric; un’idea teoricamente semplice, ma difficile da applicare, poiché ogni reparto ha un proprio budget che deve raggiungere.

È proprio qui, però, che entrano in gioco il mondo fintech e digitale: l’integrazione tra questo e il mondo bancario rappresenta infatti la chiave per realizzare il servizio sottostante di cui il cliente ha bisogno, così da comprendere dove fare bundling e non unbundling, restando economicamente sostenibili.

Questa collaborazione sarà fondamentale ed è bene tenere a mente il fatto che, se da una parte le fintech che avranno maggiore successo saranno quelle che riusciranno a fare il bundling dei servizi bancari in modo coerente, dall’altra, le banche che sopravviveranno saranno quelle capaci di diventare piattaforme in grado di integrare le differenti attività bancarie.

 

D: Come si devono quindi muovere le Banche?

R: Devono passare dall’essere distributori di prodotti a fornitori di servizi: i prodotti in quanto tali sono infatti sempre meno remunerativi; a Famiglie, PMI, grandi imprese e imprese istituzionali le Banche devono imparare a far pagare i propri servizi in base al valore aggiunto fornito.

Ciò comporta però un cambiamento nel modello di business; ciò che paga è il valore aggiunto di prendere decisioni consapevoli.

Se vogliamo condensarlo in un concetto, si può parlare di Holistic Cognitive Banking, modello che punta al raggiungimento di una frictionless experience, in cui il filo logico è dettato dal ragionamento del cliente.

D: Se ciò non accadrà, quale sarà il rischio?

Se non si seguiranno le necessità del cliente, le Banche non riusciranno a farsi pagare il servizio e saranno costrette a commoditizzare prodotti a basso guadagno.

L’industria bancaria andrà quindi verso la polarizzazione: da un lato saranno infatti erogati servizi a basso valore per la maggior parte dei clienti (robo advisory di primo livello), dall’altro saranno disponibili servizi che solo pochi potranno permettersi.

Tramite una Digitizzazione del Knowledge, la tecnologia permetterà invece di riempire il gap tra questi due mondi, migliorando la qualità dei servizi per i clienti (RPA di secondo livello).

 

 

D: Da quale reparto iniziare?

R: Dal Wealth Management, che è già più portato al cambiamento e conosce le esigenze del cliente, a partire dalle esperienze extra bancarie del Family Office.

Una volta acquisita questa capacità nel Wealth Management, la stessa potrà essere trasferita nel Corporate Banking; sarà la conoscenza finanziaria il vero l’asset per cui le Banche potranno (e dovranno) farsi pagare.

 

 

D: In questo contesto, PSD2 è un freno o un abilitatore? 

PSD2 sicuramente aumenta la competititvità del sistema bancario, poiché permette di offrire un maggiore valore aggiunto aggregando le fonti informative.

Il concetto dietro PSD2 è apprezzabile, ma non necessariamente dirompente: serve in prima battuta spiegare all’utente cosa vuol dire fornire a un operatore terzo i propri dati.

Se immaginiamo che la PSD2 verrà utilizzata e spiegata da un operatore come Amazon o Facebook, con l’obiettivo di ottimizzare i pagamenti e partendo dalla conoscenza delle abitudini, si potrà però arrivare velocemente a un’aggregazione del modello di servizio e a una consulenza agli individui.

La competitività è quindi in questo caso da vedersi nei big del sistema informativo, che potranno inserirsi in questi sistemi.

La banca stessa potrà utilizzare la PSD2 in modo pervasivo per creare servizi olistici, in cui il cliente è davvero al centro; potrà fare bundling trasmettendo il valore al cliente.

Affiché il cambiamento sia davvero dirompente, questo dovrà essere sostenuto dal Regolatore, vero motore dell’innovazione; in caso contrario il sistema verrà irrimediabilmente rallentato.

 

 

D: Se il vero traino di innovazione è il Regolatore, quali sono ad oggi i mercati più innovativi?

Tre sono oggi sono i mercati che più stanno innovando:

– Western World – Europa e USA: gli USA hanno certamente iniziato prima e hanno un vantaggio in termini di risorse; l’Europa è in una fase di maggiore afasia e non riesce ad anticipare e risolvere problemi impellenti;

– Asia: è un mondo in fortissima crescita, in cui l’innovazione permea realtà che fino a ieri non erano bancarizzate;

– Cina: è un mondo a sé stante e centralizzato, in cui nel 2016si è concentrato il 45% degli investimenti fintech su 100miliardi di dollari investiti (stima Citibank) e all’interno del quale si stanno sviluppando Business Model interessanti

 

D: Per chiudere, cosa serve fare ora?

Le realtà bancarie devono ripensare la propria Governance e il sistema di Incentivi, perché, se si vuole restare competitivi sul mercato, è necessario:

– Ristrutturare e aggregare;

– Portare valore con le innovazione applicate a business model diversi.

…chi avrà la macchina più in ordine avrà la possibilità di guidare meglio, gli altri staranno dietro.

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