Qual è il fattore che accelererebbe di più una vera digitalizzazione bancaria?


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Risponde Flavio Radice, President & CEO – Hitachi Systems CBT

Quali sono i principali trend che si stanno sviluppando in ambito banking e come di conseguenza va modulandosi l’offerta?

Già messe alla prova dalla crisi finanziaria, dai tassi d’interesse molto bassi e dall’altissima mobilità dei clienti, le banche si trovano ora a dover affrontare le minacce costituite dai nuovi player, sempre più numerosi, e le sfide presentate dalla digital disruption in atto.

Tecnologie IoT, Cyber Security, Big Data Analytics, Dematerializzazione, Automatizzazione e Cloud Computing: questi i principali temi caldi che dovranno affrontare nell’immediato futuro gli istituti bancari.
Secondo Gartner, gli investimenti in servizi IT nel settore bancario hanno iniziato una ripresa post crisi con tassi in continua crescita, prevedendo un incremento del +5,61% nel 2020 per l’Europa Occidentale. Sempre secondo il famoso istituto di ricerca e analisi, la banca del futuro dovrebbe avvicinarsi sempre più ad una piattaforma, aprendo i propri modelli di business per creare valore non solo dall’interno ma anche dall’esterno e tramite la collaborazione: ciò sarebbe possibile creando un ecosistema di persone, business e smart machines che interagiscono tra loro.

Proprio in quest’ottica, Hitachi decide di proporre ai propri clienti una piattaforma configurabile, flessibile, modulare e scalabile. Grazie alla capacità di gestire dati destrutturati e fare analisi predittive su di essi, anche in modalità Saas, WebRainbow® è in grado di rispondere a tutte le nuove esigenze del mondo bancario, mettendo in campo tutta l’esperienza acquisita negli anni. In questo ambiente in continuo cambiamento, il nostro prodotto trasmette tutto il suo valore: parliamo infatti di una piattaforma, non di un semplice software, questo significa poter progettare soluzioni su misura, adattarsi alle evoluzioni ma anche (e soprattutto) ai cambiamenti veramente disruptive.

Sta avvenendo una transizione senza precedenti, che modificherà profondamente la struttura, e forse la concezione stessa, del settore bancario. Ormai la digitalizzazione del settore non è più un’opzione, bensì una conditio sine qua non del prosperare dell’industry: compito di chi offre soluzioni IT è senz’altro quello di fornire prodotti altamente flessibili, integrabili e personalizzabili, che garantiscano maggiore efficienza, riduzione dei costi e soprattutto che permettano ai propri clienti di concentrarsi sul proprio core business.

 

Qual è il fattore che accelererebbe di più una vera digitalizzazione bancaria?

Benché lo stimolo possa provenire dall’esterno, la vera digitalizzazione nasce dai processi interni, dai flussi e da una chiara strategia che metta al centro la digitalizzazione. Tra i fattori strategici di successo, fondamentali saranno la collaborazione con partner strategici, fornire al cliente un’esperienza intuitiva e coerente, con un occhio alla co-innovation tramite feedback dei clienti.
Esistono naturalmente delle barriere operative all’adozione di tecnologie digitali: l’integrazione con i sistemi IT legacy e gli aspetti normativi e di compliance ad oggi assorbono il 10,3% delle spese IT delle banche italiane.
Gli strumenti tecnologici sono già a disposizione del settore, ai vertici resta solo focalizzarsi sul core business della banca e rafforzare la relazione di fiducia col Cliente, cercando di fornirgli la miglior user experience e personalizzazione possibile: sarà sempre più quest’ultimo, infatti, a dettare le modalità di relazione e interazione con la banca.
Gli step da adottare sono davvero numerosi in questo periodo di grande cambiamento, ma sicuramente al primo posto vi è l’evoluzione delle infrastrutture informative verso piattaforme digitali che scavalchino stratificazione e rigidità, nonché l’utilizzo di Big Data Analytics per migliorare l’offerta. A questa azione di ristrutturazione interna, andrà affiancato un approccio che intervenga anche dal lato del cliente, per promuoverne la cultura digitale grazie all’utilizzo di nuove tecnologie. Ricordiamo infatti che il nostro Paese ha un bassissimo livello di alfabetizzazione digitale (più di 1/3 della popolazione non ha mai utilizzato internet, siamo posizionati tra gli ultimi in Europa), e ciò costituisce indubbiamente un ostacolo alla transizione digitale delle banche.

 

Quali pensa siano i principali cambiamenti tecnologici che toccheranno nei prossimi 2/3 anni il mondo bancario?
Sicuramente ci sarà un’evoluzione nella fruibilità dei servizi bancari, non solo in ambito mobile ma anche tenendo conto della sempre maggiore diffusione dei wearables (si stima che nel 2018 il valore dei pagamenti effettuati via wearables e mobile sarà intorno ai 100 miliardi di dollari). Verrà aumentato in maniera esponenziale il numero e la varietà di operazioni effettuabili in modo autonomo tramite online banking, e si assisterà ad una sempre maggiore personalizzazione dell’offerta, possibile anche grazie al perfezionamento e al maggiore utilizzo di analisi effettuate su Big Data, che permetteranno anche un’ottimizzazione del CRM, grazie alla maggiore profondità di profilazione e segmentazione, nonché una riduzione dei rischi di frode.

Per l’evoluzione del nostro offering questo elemento ha giocato un ruolo fondamentale: la recente acquisizione di Pentaho da parte di Hitachi non è altro che il riconoscimento di una necessità sempre più pressante tra i nostri clienti.  Attualmente la nostra business unit applicativa ci consente di fornire soluzioni all’avanguardia nella gestione di dati anche destrutturati, con l’obiettivo di aiutare le imprese a ricavarne informazioni determinanti per il business. Grazie a Pentaho sarà possibile effettuare analisi predittive su questi dati: un elemento fondamentale per essere responsivi ai bisogni dei clienti e capire in anticipo in che direzione si sta muovendo il mercato.

Un altro trend che influenzerà gli investimenti nel mondo bancario è quello del BYOD (bring your own device): secondo Gartner, infatti, la spesa in dispositivi elettronici registrerà cali significativi nei prossimi anni (-3,33% nel 2020), unico elemento che registra un calo rispetto a percentuali positive nel cloud, ERP, EIM, consulenza e IT outsurcing, nonché in tutte le voci che più si avvicinano alla gestione dei processi e alla digitalizzazione  (+6,29% nel 2020), per un aumento complessivo della spesa in Italia intorno al +3,52%.
L’entità delle trasformazioni tecnologiche dipenderà esclusivamente dalle scelte strategiche che le banche sceglieranno di attuare, che potrebbero portare all’adozione di modelli misti, specialistici, integrati o che potrebbero portare a creare banche interamente digitali. Sicuramente si assisterà ad uno switch importante verso un’architettura multicanale, grazie all’adozione di infrastrutture con logiche open flessibili e scalabili che garantiscano maggiore efficienza e ottimizzazione. Non a caso, in una survey di The European House – Ambrosetti, il 26,6% dei leader intervistati sostiene che i maggiori investimenti in ambito ICT riguarderanno Big Data, Dematerializzazione e automazione dei processi, quindi gli ambiti più disruptive da un punto di vista strutturale.

Sarà compito del CIO valutare i trade off di velocità e complessità gestionale, costi e rischi della trasformazione ma una cosa è certa: il modello bancario deve essere consapevole della necessità di questo cambiamento, effettuando e/o consolidando la propria strategia digitale, se vuole sopravvivere.
In ogni caso, i dati sono incoraggianti, con investimenti in tecnologia al +3,4% nel triennio 2015-2018, in particolare in security, mobile, big data e cloud (dati Assinform).

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